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Report 2023 Sapar: le piccole imprese del gioco pubblico chiedono sostegno

Workshop Enada 2023

Anche quest’anno è stato presentato, nel corso del Workshop Enada, il Report 2023 Sapar. Si tratta di un documento che permette di avere un quadro preciso della situazione del settore del gioco fisico in Italia. Il rapporto evidenzia criticità e problemi da risolvere, ma mette sul tavolo anche proposte e idee per la tutela e il rilancio del settore.

I dati sul gioco terrestre negli ultimi anni

Il report ha confrontato gli anni 2019, 2020 e 2021 per quel che riguarda la raccolta relativa al gioco d’azzardo. Giova ricordare che gli ultimi due anni presi in esame sono stati fortemente condizionati dalla pandemia e dalle conseguenti chiusure che gli esercenti hanno subito.

In base a questi dati, si segnala che la raccolta del 2020, rispetto a quella del 2019, ha fatto registrare una riduzione del 61%, mentre il gettito erariale derivante da tali tipologie di gioco è diminuito del 57%. Inoltre, la raccolta del gioco a mezzo apparecchi ha registrato un segno negativo del 60% rispetto all’anno precedente, mentre il contributo all’Erario delle Awp è calato del 49,33%.

Tali dati vanno letti anche in relazione alla tassazione che, ricordiamolo, in Italia non è uniforme. Infatti, per alcuni giochi, come ad esempio gli apparecchi AWP è previsto il PREU (Prelievo Erariale Unico) sul volume di raccolta, mentre per giochi come il gratta e vinci, l’imposta opera sul margine, ovvero la differenza tra giocate e vincite. Ne consegue che la tassazione per le AWP è molto più alta.

Secondo gli ultimi dati ADM, gli operatori di gioco AWP e VLT hanno versato all’Erario quasi 2,7 miliardi nei primi mesi del 2022, quando la tassazione era al 24% in seguito all’innalzamento del PREU, ovvero l’11% in più rispetto al 2015. Ciò, tradotto in termini economici, significa un ritorno minimo per gli esercenti.

Il Report fa anche un esempio esplicativo. Se un giocatore spende 100 euro su una slot, l’apparecchio ridarà 65 euro (ovvero il 65%) in vincita, e dei 35 rimasti, 24 andranno all’Erario, 0,80 ad Adm e 1 euro al concessionario a titolo di costo di rete. Il guadagno per la filiera sarà quindi di 9,20 euro su un totale di 100 spesi.

Le richieste delle PMI per tutelare il settore

In base alla situazione attuale, le piccole e medie imprese di gestione degli apparecchi di intrattenimento chiedono maggior tutela, in considerazione del fatto che rappresentano una fetta importante dell’economia italiana. In particolar modo si chiede che «le istituzioni e la politica operino al fine di garantire il riconoscimento giuridico del gestore, unico soggetto che può garantire la tutela sociale, le entrate erariali e combattere l’offerta illegale salvaguardando la filiera del gioco legale». Tra le richieste che vengono fatte vi è una minor pressione fiscale anche per evitare che ad ogni «aumento del PREU (Prelievo Erariale Unico, ndr) segua un abbassamento della vincita a danno del giocatore».

Un altro problema espresso nel report è quello «costituito dalla compresenza in capo a diversi concessionari di più concessioni relative a diverse tipologie di gioco che possono insistere nello stesso locale con conseguente disparità di potere contrattuale con le piccole e medie imprese di gestione che possono offrire un solo prodotto di gioco». Di conseguenza si chiede di concedere alle piccole imprese la possibilità di diversificare l’offerta ludica.

Infine, si chiede di uniformare a livello nazionale il cosiddetto distanziometro. Ad oggi questo è un tasto dolente perché la frammentazione in cui attualmente è diviso il Paese a livello normativo finisce solo per creare confusione e danneggiare il settore con il risultato di favorire il gioco illegale.

A questo proposito, lo stesso report sottolinea che vi è stato un notevole aumento del gioco illegale nell’ultimo periodo. Secondo diverse fonti, quest’ultimo si è assestato intorno ai 20 miliardi di euro, causando danni allo stesso Erario.

Sta ora allo Stato recepire questi consigli per non vedere disperso una importante fetta economica del Paese.

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